Il doppio volto della vitamina D

Il ruolo della vitamina D nella salute ossea ed immunitaria.

La vitamina D è il micronutriente alleato della funzionalità ossea ed immunitaria.

Ma quanto pensiamo alla sua importanza nella nostra alimentazione quotidiana?

Vitamina liposolubile, in parte introdotta attraverso l’alimentazione ed in parte presente nel nostro organismo per sintesi endogena, il nostro corpo si serve di questo prezioso micronutriente nel preservamento di importanti funzioni vitali.

Significativo è il contributo che la vitamina D esercita nella salute ossea, promuovendo il rimodellamento delle strutture ossee, ossia, il processo di mineralizzazione del tessuto osseo, modulando i livelli di assorbimento intestinale del calcio e del fosforo. La vitamina D contribuisce alla regolazione dei livelli plasmatici di calcemia e di fosforemia, grazie al controllo esercitato sulla calcificazione ossea.

Non di minore importanza, la vitamina D svolge un ruolo centrale nella modulazione della nostra salute immunitaria. In particolare, recenti studi hanno dimostrato come quest’ultima, nella sua forma biologica attivata, esplichi un effetto antinfiammatorio. Evidenze epidemiologiche indicano esista una significativa associazione tra l’eventuale carenza in vitamina D ed un’aumentata incidenza o aggravamento delle malattie infettive e delle patologie infiammatorie di natura autoimmunitaria, quali l’artrite reumatoide ed il lupus eritematoso sistemico.

Il suo ruolo ampiamente riconosciuto, vede coinvolta la vitamina D nell’attivazione della nostra risposta immunitaria, in presenza di infezioni di natura batterica, o virale, o fungina. Tra le evidenze epidemiologiche in merito, il ruolo positivo riscontrato della vitamina D nell’infezione severa da SARS-CoV2, in pazienti colpiti da affezione COVID-19 grave a livello delle vie respiratorie.

Nello specifico, la vitamina D si rende in grado di promuovere le funzioni svolte dalle cellule immunitarie di risposta primaria, ovvero, quelle attivate dalla presenza degli antigeni patogeni; nonché, di promuovere la proliferazione e la differenziazione delle cellule immunitarie di risposta adattativa, specificatamente reclutate contro gli antigeni patogeni presenti.
Nella sua forma biologica attiva, la vitamina D è conosciuta come 1,25-diidrossivitamina D e modula la funzione di presentazione dell’antigene patogeno (propria delle cellule appartenenti alla prima linea di difesa immunitaria) alle cellule immunitarie di risposta innata.

Inoltre, la forma attiva della vitamina D risulta essere coinvolta finemente nel controllo della differenziazione cellulare. Relativamente a ciò, essa modula positivamente la differenziazione delle cellule linfocitarie in sottotipi specifici, come le cellule linfocitarie T helper 2 e la produzione di sostanze ad azione antinfiammatoria.

Come la vitamina D è in grado di svolgere tale funzione?

È la 25-idrossivitamina D o la forma vitaminica inattiva ad essere internalizzata da parte delle cellule immunitarie appartenenti alla prima linea di difesa. In seguito, grazie ad un meccanismo enzimatico dedicato, all’interno delle prime tale forma viene convertita a 1,25-diidrossivitamina D. Quest’ultima si lega al recettore di riconoscimento specifico (il recettore legante la vitamina D) ed attraverso un meccanismo molecolare a valle agisce inducendo l’espressione di peptidi dalla funzione antimicrobica. Tra questi, la catelicidina e la beta-defensina. In relazione a ciò, la 1,25-diidrossivitamina D esercita un’azione regolatoria sul programma genetico delle cellule immunitarie leganti gli antigeni patogeni e quindi, sulle funzioni conseguentemente svolte dalle stesse.

Contestualmente, nell’ambito dell’infezione virale da SARS-Cov 2 è stato riscontrato un ruolo positivo della vitamina D nell’indurre l’attivazione di mediatori naturali antivirali tra cui quelli conosciuti con il nome di interferoni. Il meccanismo vede coinvolti gli interferoni di tipo I. Ciò è stato osservato incidere sulla severità della malattia COVID-19 in pazienti colpiti da affezione respiratoria grave. Tanto è vero che, la presenza di carenze in vitamina D si è rivelata essere un fattore critico nel decorso della malattia, in termini di compromessa capacità di risposta antivirale interferone di tipo I-dipendente.

La vitamina D partecipa alla modulazione funzionale delle cellule immunitarie regolatorie, ossia le cellule deputate al controllo del corretto decorso della risposta immunitaria; e regola i processi autofagici. La repressione della risposta immunitaria ad avvenuto debellamento delle infezioni, infatti, si rende un meccanismo regolatorio di cruciale importanza nella prevenzione dei disordini autoimmunitari e degli eventi infiammatori cronicizzati.

La vitamina D viene principalmente accumulata nel nostro organismo grazie all’esposizione della nostra pelle ai raggi solari, merito della capacità di sintesi endogena del nostro corpo. Sicché, il soddisfacimento dei nostri fabbisogni metabolici è indipendente dalla dieta. La sua sintesi endogena avviene a livello della cute attraverso la conversione fotolitica del 7-deidrocolesterolo a colecalciferolo. In seguito, dal colecalciferolo o forma pre-attiva della vitamina, ve ne deriva quella metabolicamente attiva o la 1,25-diidrossivitamina D nota anche come calcitriolo.
Tuttavia, per una frazione inferiore, questo micronutriente viene introdotto nel nostro corpo anche attraverso la sana alimentazione.

La vitamina D risulta essere contenuta per buone concentrazioni in diversi alimenti che comunemente gradiamo introdurre sulle nostre tavole.

Scopriamoli insieme!

 

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