Le titubanze iniziali nell’intrapresa della dietoterapia sono state vinte. Sorprendentemente, mangiare sano ha determinato risultati evidenti in assenza di privazioni!
È la storia di un paziente che si rivolge al nutrizionista con l’obiettivo di riequilibrare la propria alimentazione. La sua raccomandazione iniziale? Soddisfare il palato.
Si tratta di un paziente che sceglie di seguire un percorso dietoterapeutico in presenza di disfunzioni: lieve ipercolesterolemia totale, sorveglianza di ipertrigliceridemia, iperglicemia ed emoglobina glicosilata.
Il suo pensiero ricorrente: il timore di cadere nel vortice del diabete mellito di tipo II e della steatosi epatica, non distogliendo mai l’attenzione sull’importanza dell’obesità viscerale. Mentre, il suo fastidio quotidiano: il reflusso gastroesofageo, la sensibilità alla diverticolosi e l’irregolarità intestinale eventualmente associata a disbiosi ricorrenti.
Sin da subito, accoglienza ed ascolto hanno consentito di instaurare un rapporto nutrizionista-paziente fatto di significatività della dietoterapia e fiducia verso l’obiettivo prefissato. Per egli, la dietoterapia avrebbe comportato: conciliare i pasti con i ritmi frenetici della vita d’ufficio, la prevalente sedentarietà e la possibilità di cucinare manicaretti nel rispetto delle tradizioni familiari sulla buona tavola.
Dalla prima visita al primo controllo svolto, il paziente ha conosciuto il cambiamento. Ed in seguito agli ulteriori controlli, egli ha potuto constatare con soddisfazione:
dalle analisi cliniche, il rientro nella norma dei parametri di ipercolesterolemia totale e frazione HDL e di glicemia basale, con stabilità in valore della emoglobina glicosilata;
il riequilibrio della regolarità intestinale, con miglioramento delle sensazioni postprandiali causate dal reflusso gastrico e dalla diverticolosi;
l’incremento della massa magra, in parallelo alla lipolisi, tale da consentire il rientro al normo-fisiologico nei parametri antropometrici, dal lieve sovrappeso al normopeso;
il preservamento della funzionalità cellulare ed il discreto incremento della massa muscolare totale, a vantaggio della frazione muscolo-scheletrica e muscolo-scheletrica appendicolare;
il miglioramento del metabolismo basale, confermato dallo stato di buona nutrizione.
È il risultato di chi ha scelto di guardare alla sana alimentazione superando le refrattarietà, spesso dovute ad una scarsa conoscenza del significato di qualità e quantità alimentari. Ed è la prova che stile di vita sano, con attenzione al metabolismo attraverso l’alimentazione rappresenta un aspetto determinante nel mantenimento dello stato di salute.
