Dieta sostenibile a sostegno della salute

Affrontare un percorso dietoterapeutico richiede attenzione, perseveranza e volontà; ma anche sostenibilità. Dimagrire a sostegno della propria salute si può!

Le modificazioni dietetiche sono una componente essenziale nella gestione della perdita del peso. La Scienza della Nutrizione riconosce nella dieta ipocalorica bilanciata il regime terapeutico in generale più idoneo e valido, nel management della salute in condizioni di sovrappeso/obesità.

Con l’aumento a livello mondiale dell’Indice di Massa Corporea (BMI), l’obesità sta divenendo una piaga per la salute pubblica di importanza primaria. Sicché, la prevenzione dell’obesità richiede una serie di interventi ambientali, che partono da modificazioni dietetiche e dello stile di vita, al fine di raggiungere e di mantenere un peso corporeo sano.

Nell’ambito, la ricerca scientifica ha compiuto passi sia nell’elaborazione di numerosi regimi dietetici applicabili validi a sostegno del calo ponderale, sia da un punto di vista strumentale, nella diagnosi dell’obesità e nella sua sorveglianza contestualizzata al monitoraggio della composizione corporea.

Attualmente, la Nutrizione Clinica propone vari modelli alimentari efficaci all’intrapresa del calo ponderale sano, fermo restando che a rappresentare il minimo comune denominatore nella dietoterapia è il bilancio energetico negativo, accompagnato dall’adozione di cambiamenti nello stile di vita che includano il dispendio energetico individuale attraverso l’esercizio fisico.

Tuttavia, tra i principali problemi legati all’affrontare un percorso dietoterapeutico, emerge non solo la necessità di garantire la prevenzione del rischio di malattia a favore della salute pubblica, ma anche di promuovere abitudini alimentari coerenti con il mantenimento di un’alimentazione sana e sostenibile. Sempre più diffusa, infatti, è la tendenza della popolazione a trascurare l’aderenza ad un regime alimentare equilibrato, sia nella fase post-terapeutica, sia in chiave preventiva ad accertate condizioni di salute.

Ad oggi, si ritiene fondamentale promuovere diete sane e sostenibili, in termini economici e di impatto ambientale. Così, conseguentemente cambia il nostro modo di guardare all’alimentazione: non solo mangiare sano, ma far si che le scelte alimentari si rendano sostenibili per il pianeta, nonché, per la salute individuale sotto un profilo epigenetico.

Ecco che allora, subentra la domanda:

è possibile adottare una dieta dimagrante che sia anche a basso impatto ambientale? La risposta è: SI!

Negli ultimi anni, sta crescendo il connubio Nutrizione-Sostenibilità Ambientale e nuove evidenze suggeriscono come promuovere diete equilibrate possa coincidere con una riduzione al minimo dell’impatto ambientale sulla sostenibilità. Nel corso degli anni, diverse Linee Guida Alimentari sono state teorizzate come sostenibili, in quanto equilibrate per l’ambiente e per la salute umana – tra queste, la dieta vegetariana, la dieta vegana e la dieta mediterranea.

Si tratta di regimi dietetici caratterizzati da un elevato consumo di alimenti di origine vegetale, come frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, a favore di un apporto energetico prevalentemente incentrato sui benefici conferiti: da un basso carico glicemico, da un indice glicemico modulato e dai grassi essenziali. Ed in parallelo, riducenti al minimo il consumo di alimenti di origine animale – come le carni rosse e lavoratedi zuccheri aggiunti, di cereali raffinati e di verdure amidacee. Dunque, trattasi di protocolli alimentari che prevedono una riduzione dell’apporto energetico giornaliero, tenendo conto della eliminazione approssimativa al 50% di specifiche categorie alimentari ritenute “non salutari”, con un aumento significativo di diverse altre categorie di alimenti che apprezzabili alleate della salute e della sostenibilità.

Allora, la seconda domanda che dovremmo porci è:

si tratta di strategie alimentari oggettivamente valide? La risposta è NO!

Sono da intendersi protocolli alimentari certamente efficaci nell’ambito della nutrizione per la prevenzione, in quanto alleati della riduzione del rischio di sviluppare patologie di natura metabolica, cardiovascolare, gastrointestinale, oncologica, etc. – ma non regimi dietetici ipocalorici idonei in maniera singolare ad ogni soggetto paragonabile per sesso, fascia di età, peso ed altezza. Tali Linee Guida stimano un fabbisogno energetico, ma non definiscono il fabbisogno energetico individuale.

In materia di Nutrizione Clinica, insito alla definizione di fabbisogno energetico è il significato di fabbisogno nutrizionale.

Pertanto, è fondamentale considerare oltre al concetto di dieta ipocalorica, sana e sostenibile quelle che sono le tendenze comportamentali ed il profilo clinico individuali, perché la dietoterapia per il calo ponderale e la rieducazione nutrizionale preventiva abbiano come finalità il preservamento della salute, inteso come sorveglianza della composizione corporea e metabolica.

In un esempio: gli alimenti ipercalorici e trasformati, in particolare quelli derivati dalla produzione di carni da ruminanti, secondo tale approccio dovrebbero essere significativamente limitati o eliminati, a causa del loro considerevole impatto ambientale. Al contrario, la carne di maiale, di pollame ed i latticini e le uova, aventi rispettivamente un impatto ambientale minore e moderato, comporterebbero un’influenza complessivamente inferiore, tali da poter essere incrementati.

Di controparte, un altro esempio analogo è l’importanza del fabbisogno in micronutrienti, talvolta trascurato dalla riduzione od eliminazione di diverse categorie di alimenti di origine vegetale, a privilegiare l’attenzione per gli apporti proteico e lipidico.

Alla base della rieducazione nutrizionale vi è l’associazione esistente fra dieta e malattia/o rischio di malattia e l’adeguatezza nutrizionale di un intervento dietetico preso come riferimento. Senza dubbio, gli interventi alimentari ipocalorici finalizzati alla gestione del peso richiedono modifiche dietetiche che differiscono dalle linee guida di riferimento applicabili sulla popolazione generale. Tali modifiche includono una valutazione personalizzata, la creazione di un deficit calorico coerente alla spesa energetica individuale ed una cura dei fabbisogni che dà priorità agli alimenti nutrizionalmente ricchi in macronutrienti, non trascurando i fabbisogni nei micronutrienti.

Inoltre, un intervento dietetico personalizzato implica il bilanciamento dei macronutrienti e la scelta degli alimenti minimamente trasformati, nonché tiene conto della palatabilità del cibo, delle porzioni appropriate, della tempistica e della frequenza dei pasti, garantendo la sostenibilità anche in termini di conformità a lungo termine.

A questo proposito, un’ottimizzazione utile si avvale essere la proposta inclusa nelle Raccomandazioni fornite dalla rinomata Commissione EAT-Lancet, che prende come riferimento il Protocollo Alimentare Mediterraneo adattato alle tradizioni alimentari italiane, nella sua applicabilità terapeutica.

Un adattamento che armonizza i requisiti nutrizionali con il regime alimentare ipocalorico ed al contempo considera gli aspetti di accettabilità della dieta, accessibilità economica e biodisponibilità degli alimenti, sia di origine vegetale che animale, moderando l’impatto ambientale.

Diverse diete ipocaloriche sono state poste a confronto con il cosiddetto modello EAT-IT al fine di comprendere quanto validazione nutrizionale e sostenibilità fossero in sintonia. Da indagini condotte su oltre 4000 pazienti e prevalentemente caratterizzati da un BMI elevato (nella fascia dell’obesità moderata), è emerso come solo un 44% delle indicazioni alimentari fornite dalla gran parte dei regimi ipocalorici risulta essere coerente con le Raccomandazioni nutrizionali incluse nel modello EAT-IT.

Le maggiori discrepanze evidenziate riguardano gli apporti da fonti proteiche, gli apporti in frutta e verdura e le differenze di genere ed in BMI tra soggetti. Molti regimi ipocalorici si annoverano funzionali sulla base della prescrizione nel consumo di carne rossa e pesce in quantità più elevata rispetto ad una Dieta Mediterranea personalizzata, con trascuratezza nel consumo di legumi, frutta secca ed oli vegetali. Non solo, spesso il consumo di frutta fresca appare prescritto in quantità inferiore rispetto alle porzioni personalizzabili, diversamente dal consumo di verdure e di cereali integrali che solitamente risulta più allineato a quello di un Protocollo Mediterraneo aderente al regime ipocalorico. Sono risultate evidenti anche differenze legate alla versatilità da parte degli uomini di sostenere una dieta EAT-IT rispetto alle donne, con un aumento dell’Indice di Massa Corporea leggermente correlato alla qualità dell’alimentazione preferita.

In una visione d’insieme, ad oggi i risultati scientifici ottenuti ci consentono di comprendere come esista una relazione complessa tra esigenze nutrizionali, sostenibilità della dieta e costanza nell’aderenza dietetica ottimale nel contesto della gestione del peso corporeo.

Nelle diete ipocaloriche a breve termine ed in generale, nei regimi ipocalorici finalizzati ad un dimagrimento incentrato esclusivamente sul calo ponderale (a trascuratezza delle modifiche nella composizione corporea e del profilo metabolico), la qualità alimentare e le quantità delle fonti alimentari scelte possono esercitare influenze significativamente differenti sulla perdita del peso e quindi, sul mantenimento della forma fisica e della salute.

Le proteine animali essendo di alta qualità e ben digeribili stimolano efficacemente lo sviluppo muscolare e garantiscono il preservamento della massa magra, soprattutto se combinate ad allenamenti sportivi di resistenza. Allo stesso modo, i carboidrati complessi stimolano l’esercizio muscolare supportandolo nel dispendio energetico e coerenti nelle quantità favoriscono una lipolisi graduale a sfavore della sarcopenia.

Nonché, la scelta variegata delle fonti alimentari consente complessivamente, di mantenere gli apporti nei micronutrienti congrui alle necessità fisiologiche, limitando il rischio per l’organismo di andare incontro a deprivazioni nutrizionali.

Il ridotto rischio di sviluppare malattia e/o di mortalità necessita di risultati metabolici positivi. Ed i risultati metabolici positivi sono il frutto di un lavoro dietoterapeutico e nello stile di vita costante ed appagante. La salute passa anche per l’alimentazione, dove l’alimentazione sana è il risultato del lavoro sinergico fra il paziente, il nutrizionista ed il significato della sua professione.

 

 

 

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